Giubileo

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Alfano: “Il Giubileo deve funzionare come l’Expo”. Ok, appena finisce smontiamo tutto.

Da spinoza.it

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L’ecomostro della timpa di Acireale

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Egregio signor sindaco di Acireale lei aveva promesso che entro il mese di Ottobre l’ecomostro della timpa sarebbe stato demolito. Mancano due giorni. Riuscirà a mantenere la promessa?

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Dove mi nascondo?

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Chiediamo il ritiro del DDL “La buona scuola”

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mYdQgAvhCydnmvZ-800x450-noPadFirma anche tu la petizione.

DALLA SOCIETÀ CIVILE ALLA SOCIETÀ CIVILE

Questa non è la protesta di un settore, di una sigla sindacale, di una parte politica, di destra, di sinistra o di centro

LA SCUOLA PUBBLICA È DI TUTTI

e riguarda direttamente il futuro dei nostri figli

Con questo DdL della “Buona Scuola” si vuole svuotare di contenuti e di risorse (al di là delle dichiarazioni di facciata) la scuola pubblica e se ne minaccia la conduzione democratica

Il fatto che l’80% dei docenti abbia scioperato e che centinaia di migliaia di persone di tutta la società civile siano scese in piazza il 5 maggio non ha fermato l’iter parlamentare del DdL.
A marce forzate, di sabato sera ! (il 9 maggio), il testo della riforma ha passato l’esame della VII Commissione Cultura. Ne è uscito un testo peggiore della proposta governativa

NOI CHIEDIAMO IL RITIRO DEL DdL “LA BUONA SCUOLA”

CHIEDIAMO CHE SI PROVVEDA ALLA RIFORMA DEL COMPARTO SCUOLA CON IL CONFRONTO E I TEMPI DOVUTI

CHIEDIAMO CHE INTANTO SI PROVVEDA ALLE NECESSARIE ASSUNZIONI CON UN DECRETO CHE RISPONDA A CRITERI DI EQUITÀ

La posta in gioco è la Scuola. Se la “Buona Scuola” diventa legge, per anni dovremo subirne le conseguenze
Se riusciamo a bloccare questo percorso scellerato, potremo tutti insieme porre mano a

UNA RIFORMA VERAMENTE EFFICACE E CONDIVISA

Firma anche tu la petizione.

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Nostalgie renziane

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Le bugie di Pinocchio

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scartolina_sito-1024x444I ‘gufi’ della buonascuola oggi hanno svuotato le scuole e riempito le piazze e le strade d’Italia: lavoratori della scuola, studenti e famiglie che chiedono di investire nella scuola pubblica, laica e democratica, e nel diritto allo studio per tutte le cittadine e cittadini del Paese, come stabilito dagli articoli 3-33-34 della nostra Costituzione. Il Pd risponde alle piazze con slide tardive ed equivoche che risponderebbero alle critiche, pressoché unanimi, rivolte al ddl: una risposta tardiva perché per mesi governo e maggioranza hanno rifiutato il confronto con il mondo della scuola e della ricerca pedagogica, equivoca perché ancora una volta il PD gioca con le parole e occulta la sostanza della cosiddetta ‘riforma’, che resta inalterata nonostante gli emendamenti.

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Le slide sono presentate con l’hashtag #vogliosapere, come se i 500mila oggi in piazza non sapessero leggere. Gli rispondiamo #fattiladomandagiusta. Quante risorse alla scuola pubblica? Troppo poche e un ulteriore regalo alle private. C’è il diritto allo studio, nel Paese dei Neet e della dispersione scolastica al 17%? No, non c’è. Si assumono i precari docenti e ata come promesso e come stabilito da una direttiva europea e dalla legge dello stato? No, ancora nessuna certezza per precari dopo tante false promesse, e nulla per gli ata. Davvero il dirigente sindaco sceglie i neoassunti e ‘premia’ i docenti con criteri del tutto soggettivi? Sì, cancellando criteri trasparenti ed imparziali, svuotando la contrattazione di Istituto e il ruolo del collegio docenti, con un’evidente svolta autoritaria che mette a rischio la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione

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E al PD, oltre a #fattila domanda giusta diciamo #dattilarispostagiusta: non votare il ddl buonSCARTOLI_SCUOLA4 SCARTOLI_SCUOLA5ascuola

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Per una scuola libera

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Nella ricorrenza del 25 Aprile dobbiamo registrare il più grave attacco che sia mai stato perpetrato alla scuola pubblica. Il decreto, che con sottile ironia il governo ha voluto titolare alla “Buona scuola”, mina le basi della libertà d’insegnamento, riconosciute esplicitamente dalla Costituzione italiana nata dalla resistenza al nazifascismo, per ridisegnare la figura del dirigente scolastico padre-padrone e manager della scuola con potere di vita e di morte e d’indirizzo didattico. Scardina così il valore progettuale di una didattica condivisa e partecipata, di una scuola democratica di tutti per favorire le scuole private e l’approccio aziendalistico.  Doloroso il silenzio dei media e delle tv, doloroso per tutti noi il silenzio di alcune forze democratiche che vogliono contrabbandare un decreto liberticida tacitando le coscienze e le intelligenze. Ieri molti insegnanti hanno riempito i luoghi più belli d’Italia vestiti a lutto e con un lumino. In silenzio hanno protestato. Penso che sia giusto chiedere a tutti un’adesione morale alla nostra lotta.

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Bella ciao

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Il barometro

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main-qimg-05aeb83ac41fc5e739f786b93b5e8730Tempo fa ricevetti una chiamata da un collega. Aveva intenzione di dare zero a uno studente per una sua risposta ad un problema di fisica, mentre lo studente pretendeva il massimo dei voti per aver dato la risposta esatta.

Il professore e lo studente concordarono di rivolgersi a me come arbitro imparziale.

Io lessi la domanda assegnata all’esame: “Mostrare in che modo è possibile determinare l’altezza di un grattacielo con l’aiuto di un barometro.”

Lo studente aveva risposto: “Porta il barometro in cima all’edificio, legalo ad una lunga corda, calalo fino alla strada, fai un segno, tiralo su e misura la lunghezza della corda. La lunghezza della corda è uguale all’altezza del grattacielo.

Lo studente aveva risolto il problema completamente e correttamente. Ma assegnargli il massimo dei voti avrebbe potuto certificargli competenze non effettivamente confermate dalla sua risposta.

Io suggerii di dare allo studente un’altra possibilità. Gli concessi sei minuti per per rispondere alla stessa domanda con l’avvertenza di dimostrare le sue conoscenze di fisica.

Dopo cinque minuti non aveva scritto nulla. Gli chiesi se voleva ritirarsi ma egli disse che aveva molte risposte a questo problema; stava scegliendo quella migliore. Mi scusai per averlo interrotto e gli dissi di procedere.

Nel minuto successivo scrisse la seguente risposta: “Porta il barometro in cima all’edificio e lascialo cadere al suolo. Misura il tempo di caduta con un cronometro. Quindi, usando la formula h=0.5*a*t^2 calcola l’altezza dell’edificio. A questo punto chiesi al mio collega se lo studente poteva ritirarsi. Lo concesse e gli diede il massimo voto.

Lasciando l’ufficio del mio collega chiesi allo studente quali erano le altre risposte che conosceva.

Egli disse: “Ci sono molti modi per misurare l’altezza di un grattacielo con l’aiuto di un barometro.

Ad esempio puoi misurare la lunghezza del barometro, la sua ombra e l’ombra del grattacielo in un giorno di sole e quindi, con una semplice proporzione, calcolare l’altezza dell’edificio.

“Bene,” dissi “e le altre risposte?”

“Sì,” rispose ” c’è un metodo molto elementare: partendo dal piano terreno sali le scale e traccia dei segni sui muri utilizzando il barometro come unità di misura di lunghezza. Alla fine conta i segni e avrai l’altezza dell’edificio in unità-barometro.

“Un metodo molto diretto.”

“Naturalmente. Se vuoi un metodo più sofisticato, puoi legare il barometro ad un filo ed usarlo come pendolo per misurare il valore di g (gravità) al livello della strada e in cima all’edificio.

Conoscendo la differenza di gravità è possibile calcolare l’altezza dell’edificio.

Similmente puoi andare in cima all’edificio, legare il barometro ad una lunga corda, calarlo fino al livello della strada e farlo oscillare come un pendolo. Misurando il periodo, si può calcolare la lunghezza della corda, cioè l’altezza dell’edificio.

 

Infine, ci sono molti altri metodi per risolvere il problema. Forse il migliore è quello di prendere il barometro e bussare alla porta del direttore. Quando apre gli dici così: “Signor direttore, questo è un bellissimo barometro. Se mi dice l’altezza dell’edificio glielo regalo.”

A questo punto chiesi allo studente se veramente NON conosceva la risposta convenzionale a questa domanda. Egli ammise che la conosceva ma che non ne poteva più di una scuola e di professori che tentavano di insegnargli a pensare.

Lo studente era Niels Bohr, fisico danese, premio Nobel per la Fisica nel 1922.

Aneddoto raccontato da Ernest Rutherford.

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